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Riccardo Joshua Moretti - Il Canto di Israele

14 EUR

Allievo di Carlo Maria Giulini e fraterno collaboratore di Nino Rota, fondatore dell’Orchestra Giovanile Toscana, grande compositore e direttore d’orchestra (ha diretto per anni l’Orchestra del Bol’soj di Mosca e la Moscow Symphony, ma è stato anche Direttore Ospite dell’Orchestra "G. Rossini" di Pesarodell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentinodell’Orchestra Sinfonica di Russe e dell’Orchestra Sinfonica della Televisione Belga, lavorando con grandi solisti, qualiSalvatore AccardoBruno GiurannaGiuseppe GarbarinoLothar FaberFranco Petracchi; ha lavorato inoltre per la Televisione di Stato Russa Gosteleradio, per la Mosfilm e per la RAI, insieme a Ennio Morricone e Armando Trovajoli), il Maestro Riccardo Joshua Moretti – attualmente Principal Guest Director della Bol’soj Russian Federal Orchestra e docente presso ilConservatorio "A. Boito" di Parma – può vantare un curriculum impressionante di incisioni classiche (da Stravinskij Cajkovskij, da Borodin a Liszt, da Dvorak a Brahms, fino al "suo"Nino Rota), di opere composte "in proprio", nonché di pubblicazioni saggistiche.

Ne Il Canto di Israele – ideale prosecuzione del precedente Ebraica – Moretti affronta la tradizione klezmer, dandone un’inedita interpretazione cameristica, curata con raffinata sensibilità insieme aEmilio Grezzi e Giacomo Scaramuzza. Ad eseguire le dieci composizioni originali un ensembletutto italiano di straordinari solisti classici (il Midrash Music Ensemble), che merita una citazione a parte per la versatilità di esecuzione e di interpretazione con cui ha saputo aderire alla scrittura di Moretti, colta e popolare al tempo stesso.

Enrico Fubini, una delle massime autorità nella filologia musicale, scrive nelle note di copertina del CD che Moretti ha saputo "riallacciarsi al klezmer liberamente, ma con autentico spirito ebraico e con accenti personalissimi", tenendo ben presenti tutte "le molteplici polarità entro cui si muove la tradizione klezmer" (l’ironia, la nostalgia, la gioia anche sfrenata, la dolcezza), ma dando alle sue composizioni "una grande unità stilistica", una compattezza che deriva dall’uso prevalente di un registro dolce e delicatamente nostalgico, incline a una tenera vena malinconica.

Fubini ha ragione: è proprio la nostalgia - un po’ "alla Rota" (e, dunque, anche un po’ alla Fellini") – ilmood, la stimmung, lo state of mind (fate voi!) delle musiche de Il Canto di Israele – un canto che sembra non aver bisogno di parole, a parte una magnifica eccezione: il solenne recitativo regalato dalRabbino Luciano Caro, che legge con intensità ipnotica la "Cantica del mare", tratta dall’Esododell’Antico Testamento.

Quella di Moretti è, davvero, musica per andare e tornare, che si lascia contagiare dal pathos della distanza (un altro nome per la nostalgia!) e riesce a descrivere, sotto forma di emozione, l’animusprofondo di un popolo che ha fatto dell’erranza, della memoria e del desiderio un destino