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Nuklearte - La via della sete

12 EUR

Il nuovo lavoro dei Nuklearte, gruppo siciliano frutto del matrimonio artistico di  Ramya eMaurizio Cucuzza e molto amato da Peter Gabriel e da Thomas Brooman, che, fin dal 1998, li hanno voluti all'interno del circuito Womad: un traguardo prestigioso, ma anche una palestra e una vetrina di prim'ordine per quei musicisti che fanno dell'autenticità e degli attraversamenti culturali il proprio "credo" stilistico.

La via della sete è un racconto senza argini consacrato all'affermazione e alla difesa dei diritti umani e dell'ambiente (e dunque questa sete è, innanzitutto, sete di giustizia e di eguaglianza), un fiume di musiche e parole nate in mezzo alla natura e all'isolamento che la montagna sa regalare, pensate da gente di mare, con il mare nel cuore: orizzonte e destino, inevitabili.
L'acqua - inarrestabile forza vivente, tanto preziosa e insostituibile quanto sempre più drammaticamente espropriata, sprecata, sfruttata, rubata - e la metafora fluviale sono il tema e la chiave di lettura per interpretare anche in senso politico il messaggio dei Nuklearte: una risposta liquida, fertile, femminile, "naturalmente" disobbediente alla logica spietata del dominio, alle prevaricazioni di tutti i poteri sui più deboli, alle guerre che non sono mai "giuste". E dunque rompere gli argini, dilagare, farsi onda, flutti, marea sono le parole d'ordine per lottare e ribellarsi contro tutti i deserti dell'anima e della storia.

Dal puntop di vista musicale, La via della sete traccia rotte per andare in cerca di un "passaggio a Sud-Est" che si apra su "un altro mondo possibile"; 12 v eri e propri mantra e mandala sonori, cantati in djulàlingala, siciliano, inglese e italiano, nei quali tablas e sitar si intrecciano a percussioni africane e al "corpo elettrico" di loops e campioni, con il sostegno di un impianto "classico" (basso-batteria-chitarra-tastiere) che non disdegna trutture ritmiche in 4 e armonie di impatto immediato e di respiro internazionale, nella convinzione che comunicare ed essere al tempo stesso universali e plurali sia molto importante, sopratutto quando si ha qualcosa da dire. Grazie a brani come "Acqua Jiva Sakti", "Soki Moy Etiki Mokilitè", "Satarìu" e "Sangolò Ni Korò" e "Gorè" (trait d'union con il lavoro precedente riproposto qui in una versione elegantissima) - che ci piace comunque segnalare superando l'imbarazzo della scelta, pressochè inevitabile in uncontinuum sonoro così compatto - spiritualità e "forma canzone", impegno e godibilità riescono, una volta tanto, a non essere in antitesi.

Anche per questo La via della sete, proprio come l'acqua che evoca e invoca, si rivela un lavoro unico e prezioso: forse solo una piccola goccia di emozione nel fiume dei giorni, che riesce però a portare con sé intatti i sapori e i profumi dl mondo e, insieme, a riflettere i colori del sogno e della speranza.